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Inizio progetto gennaio 2026

SINTESI
La perdita di biodiversità è il risultato di processi socioculturali, economici e politici che provocano un calo di ricchezza; insieme a specie e varietà, scompaiono paesaggi, sistemi produttivi, saperi e culture locali ad esse legati.
Conservare la biodiversità non significa solo mantenere la diversità delle forme di vita presenti nel territorio, ma anche patrimoni culturali unici, distrutti con allarmante velocità.
Il progetto parte dalla consapevolezza scientifica e culturale che l’agricoltore è artefice di una vasta parte dei paesaggi alpini, fusione armoniosa di aree coltivate e di elementi naturali. Non è quindi fuori luogo sostenere che oggi più del 50% della biodiversità animale e vegetale dipenda in qualche misura dal connubio storico tra uomo e ambiente. In Italia come in Europa e in Svizzera, la conservazione del paesaggio agrario tradizionale, è diventato uno dei temi centrali della nuova politica ambientale.
L’obiettivo è conservare sistemi di agricoltura tradizionale che permettono di avere prodotti agroalimentari di eccellenza, un paesaggio unico e, con esso, un gran numero di animali e piante.
Le aree aperte costituiscono gli habitat più a rischio di perdita di biodiversità a causa dell’abbandono, provocando danni agli ecosistemi agricoli, perdita e banalizzazione del paesaggio.
L'evoluzione dei modelli di società e il cambiamento climatico hanno portato ad addensamenti e rarefazioni della popolazione sui territori montani, incidendo notevolmente anche su ambiente, flora e fauna: alcune specie avanzano, altre rischiano di scomparire.
La dinamica coinvolge tutta l'area alpina, fauna e flora non conoscono confine di Stato, ma sono influenzate dai rispettivi comportamenti e normative. È importante conoscere e gestire questi cambiamenti, per attivare una consapevolezza diffusa sul territorio, proteggere gli ecosistemi e allo stesso tempo tutelare la residuale presenza umana.
Focus di progetto è riportare l’elemento umano al centro, quale soggetto cardine della tutela della biodiversità, di cui è stato per secoli custode anche a livello non consapevole. Recuperare questa consapevolezza e ridargli un ruolo è il fattore determinante per tutelare e preservare in futuro la biodiversità.
I contesti dell’area prealpina costituiscono un unicum tra Italia e Svizzera, vera area di cerniera, con caratteristiche naturali senza soluzione di continuità. Criticità e opportunità sono analoghe e iniziative individuali potrebbero essere controproducenti e danneggiare le singole parti del sistema: ambiente, persone, produttori ecc.
Partendo dai risultati scientifici conseguiti negli ultimi anni, dalle situazioni in atto, dai rispettivi contesti normativi, attraverso la comune conoscenza, si lavora per arrivare a rendere confrontabili, e possibilmente assimilabili, strategie e azioni a tutela della biodiversità, partendo sempre dall'obiettivo di mantenere il presidio umano.
Attraverso agri-living lab saranno coinvolti gli imprenditori agricoli in Italia e Svizzera, per dare loro conoscenza, consapevolezza, ascolto delle necessità e dotarli di conoscenze e supporti adeguati a tutelare l’ecosistema, anche contrastando le specie invasive sia vegetali che animali.

OBIETTIVO 
RSO 2.7 Rafforzare la protezione e la preservazione della natura, la biodiversità e le infrastrutture verdi, anche nelle aree urbane, e ridurre tutte le forme di inquinamento
l progetto mira a rafforzare la conservazione e gestione della biodiversità agraria e pastorale nelle Prealpi italo-svizzere. Il ruolo multifunzionale dell'agricoltore sarà potenziato, fornendo strumenti per la tutela delle specie a rischio e il contrasto delle invasive. Si confronteranno le normative italiane e svizzere per condividere procedure e metodi di gestione. Nel 2026, Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, si diffonderà ampiamente la conoscenza di questi ecosistemi cruciali.

CAPOFILA
Comunità Montana Lario Intelvese (Como)

PARTNER
Associazione dei Comuni del Generoso (Cantone Ticino)
Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste
APPACuVI Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi
Museo etnografico della Valle di Muggio (Cantone Ticino)
Centro professionale del Verde di Mezzana (Cantone Ticino)

BUDGET
899.019,97 €

RILEVANZA E CONTESTO
Il progetto emerge come una necessità impellente e una rilevante opportunità per l'area di programma transfrontaliera tra Italia e Svizzera, che include le zone alpine e prealpine. La sua urgenza deriva dalla condivisa consapevolezza che la perdita di biodiversità, fenomeno che coinvolge l'intero arco alpino senza riconoscere confini di stato, non è meramente una diminuzione di specie e varietà, ma un impoverimento drammatico di paesaggi, sistemi produttivi tradizionali, saperi ancestrali e intere culture locali. Questo processo di erosione, accelerato da dinamiche socio-culturali, economiche e politiche, produce un calo di ricchezza che va ben oltre il dato ecologico, intaccando l'identità stessa delle comunità montane.
La rilevanza del progetto per questo specifico territorio risiede nella profonda comprensione di una sfida comune: le aree aperte, frutto secolare del connubio armonioso tra attività agricola e ambiente naturale, sono oggi gli habitat più a rischio a causa dell'abbandono. Questo innesca un circolo vizioso di danni agli ecosistemi agrari, perdita di biodiversità (con alcune specie che avanzano indiscriminatamente e altre che rischiano di scomparire) e la banalizzazione di paesaggi unici, forgiati da generazioni di agricoltori. Il cambiamento climatico e le mutate dinamiche demografiche, con l'addensamento o la rarefazione della popolazione sui territori montani, incidono notevolmente su flora e fauna, richiedendo una gestione consapevole e coordinata che superi le logiche individuali e nazionali.
È in questo contesto che il progetto si propone come una risposta strategica. La sua forza risiede nel riportare l'elemento umano – l'agricoltore – al centro del processo di tutela della biodiversità. L'agricoltore, lungi dall'essere solo un produttore, è stato per secoli il custode, spesso inconsapevole, di gran parte della biodiversità animale e vegetale contenuta o dipendente dal paesaggio agrario tradizionale. L'Italia, l'Europa e la Svizzera hanno riconosciuto questo valore, ponendo la conservazione di tali paesaggi al centro delle nuove politiche ambientali. Il progetto offre l'opportunità di tradurre questa consapevolezza politica in azioni concrete e collaborative.
La necessità di un approccio congiunto tra Italia e Svizzera è ineludibile. Le Prealpi costituiscono un unicum naturalistico, una vera e propria area di cerniera le cui caratteristiche non conoscono soluzione di continuità. Le criticità e le opportunità sono analoghe su entrambi i lati del confine. Iniziative isolate, pur ben intenzionate, rischiano di essere controproducenti o di danneggiare singole componenti di un sistema interdipendente: l'ambiente, le persone, i produttori. Il progetto affronta questa sfida attraverso la creazione di una conoscenza comune, permettendo di rendere confrontabili e possibilmente assimilabili strategie e azioni a tutela della biodiversità. Questo include un'analisi congiunta delle normative italiane e svizzere sulla gestione agricola del territorio, sugli aiuti diretti agli agricoltori e sulle misure di controllo delle specie invasive, mirando a una metodologia congiunta per la gestione di questi habitat vitali.
In termini di opportunità comuni, il progetto offre un percorso innovativo attraverso gli "agri-living lab", che coinvolgeranno gli imprenditori agricoli di entrambi i Paesi.
Il progetto si propone di adottare e sviluppare un insieme di soluzioni innovative e l'integrazione strategica di prassi esistenti, italiane e svizzere, grazie alla presenza di un partenariato già molto attivo su questi temi e in diretto contatto con gli imprenditori agricoli, seguendo l'approccio   Interreg, che promuove la cooperazione transfrontaliera come chiave per affrontare problematiche comuni e valorizzare risorse condivise.
L’innovazione centrale è che la tutela della biodiversità non è una procedura esterna, ma diventa patrimonio della Comunità locale, con un processo di recupero e riconoscimento delle sue storiche capacità e professionalità.
Una delle nuove soluzioni centrali del progetto è la creazione di un alpeggio dimostrativo e didattico transfrontaliero che  non sarà un semplice pascolo, ma un vero e proprio "laboratorio vivente" dove le dinamiche della gestione sostenibile degli alpeggi – dalla rotazione dei pascoli alla gestione delle specie vegetali e animali, dalla tutela degli impollinatori al controllo delle invasive come felci o ungulati quali cervi e cinghiali – potranno essere studiate, sperimentate e mostrate concretamente a allevatori, studenti e cittadini. L'elemento distintivo è la sua natura didattica e dimostrativa, che va oltre la prassi esistente di mera ricerca accademica o di gestione ordinaria. Qui, allevatori, studenti, ricercatori e il pubblico potranno vivere in prima persona le sfide e le soluzioni, favorendo un apprendimento esperienziale e una consapevolezza diffusa che le pubblicazioni, i corsi o i convegni da soli non possono garantire. Qui i futuri allevatori potranno conoscere l’affascinante modo dell’etologia e realmente avvicinarsi all’universo dei pascoli.
Parallelamente, il progetto valorizza e integra soluzioni esistenti di eccellenza, come l'Osservatorio Alpeggi di ERSAF (Italia) e l’analogo programma dell'ACG (Svizzera).

GRUPPI TARGET
Cittadini
Altri

PIANO DI LAVORO
Gli ambienti alpini sono stati oggetto di numerosi studi, perciò si è partiti da una ricognizione approfondita delle conoscenze esistenti, al fine di creare una base condivisa su cui fondare le azioni del progetto.
Dal confronto tra le normative italiane e svizzere sul sostegno agli alpeggiatori e sulla tutela della biodiversità, compresa la gestione delle specie invasive, emergono elementi utili per definire protocolli comuni e proporre soluzioni legislative innovative, anche per la Regione Lombardia.
Il documento, rivolto a decisori e operatori del settore, offrirà almeno tre proposte concrete per armonizzare o innovare gli strumenti normativi a favore della biodiversità e del presidio umano transfrontaliero.
Due anni di lavoro rafforzano il ruolo dell’Osservatorio regionale degli Alpeggi, che sarà per la prima volta integrato con i dati svizzeri, per creare un prototipo di piattaforma per la gestione e condivisione dei dati su biodiversità e pratiche agropastorali.
Stimolare un cambiamento profondo nelle conoscenze e nelle convinzioni di un target molto ampio, imprenditori agricoli, giovani, turisti, comunità locali e decisori, riguardo l'urgenza della protezione della biodiversità alpina e il ruolo insostituibile dell'uomo. Attraverso la valorizzazione degli Agri-living labs come veri e propri laboratori di co-creazione e sperimentazione pratica sul campo, si intende coinvolgere attivamente i destinatari nell'apprendimento condiviso e nella messa a punto di soluzioni. La comunicazione accrescerà la consapevolezza sull'efficacia e sui benefici dei presidi innovativi (come dissuasori e nidi per impollinatori), presentandoli come un esito concreto di questo percorso di conoscenza e collaborazione. Il fine ultimo è generare un'ampia adesione e un consenso diffuso che supporti l'adozione consapevole di tali strumenti e l'implementazione di pratiche agricole resilienti negli alpeggi transfrontalieri.
Valorizzazione della cultura alpestre e alla tutela dei saperi degli agricoltori e pastori dell'area transfrontaliera, riconoscendoli come custodi essenziali del paesaggio alpino e della sua biodiversità. L'obiettivo è recuperare, analizzare e diffondere la conoscenza delle tecniche tradizionali di conduzione degli alpeggi e dei linguaggi ad esse legati, che rischiano l'oblio e strutturare il piano di comunicazione. Appacuvi e Museo di Muggio lavorano nel gruppo di lavoro congiunto per svolgere la ricerca storico-culturale in dialogo con partner e territorio, per sviluppare una ricognizione bibliografica e archivistica unita alla raccolta di fonti orali, focus group con gli anziani, avvalendosi anche degli Agri living labs. Si organizzano eventi e iniziative significative nel 2026, in concomitanza con l'Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, per dare visibilità alle tematiche del pastoralismo, della biodiversità e del ruolo dell'agricoltore, coinvolgendo l’area urbana.

RISULTATI
Il risultato atteso riguarda il numero di persone che potranno acquisire competenze nuove, maggiore conoscenza, sensibilità verso la biodiversità per diventare elemento di cambiamento positivo, autori e diffusori. Gli agricoltori disporranno di nuovi strumenti tecnici, vedranno riconosciuto il loro ruolo di soggetti attivi nella gestione del cambiamento climatico, potranno avvicinarsi al mondo della scienza in un processo di public engagement che riconoscerà le loro esperienze. I cittadini comprenderanno meglio i concetti della biodiversità e capirà che ne è responsabile. Fondamentale è il coinvolgimento dei giovani agricoltori e studenti, per creare una base comune tra i ragazzi italiani e svizzeri, per la costruzione congiunta del futuro.
CM Lario Intelvese, Ass. Comuni del Generoso, ERSAF, Appacuvi, Museo etnografico di Muggio, Centro professionale del Verde di Mezzana, mantengono grazie al progetto una collaborazione stabile per affrontare in modo congiunto le dinamiche di gestione degli alpeggi nell’area ticinese/lariana, con particolare attenzione al mantenimento delle pratiche zootecniche per il mantenimento della biodiversità. Le diverse competenze e ambiti di intervento di cui sono portatori consentono di creare un tavolo in grado di affrontare le diverse componenti che generano la sostenibilità ambientale e tutelano la biodiversità, in una visione molto realistica e operativa.
Si prevede la messa a punto di:
1 Rete monitoraggio transfrontaliero per un sistema unificato di raccolta e analisi dati sulla presenza, distribuzione e dinamiche delle specie autoctone e alloctone invasive lungo l'arco alpino italo-svizzero. Protocolli di monitoraggio standard applicabili su entrambi i versanti del confine, garantendo la comparabilità dei dati. Permetterà un allarme precoce per le nuove invasioni biologiche e informazioni cruciali per orientare la conservazione, identificando aree più vulnerabili da proteggere.
2 Piani d'azione congiunti per specie "target" con strategie integrate per la gestione di almeno due specie autoctone emblematiche in via di estinzione (anfibi, flora endemica) e di almeno due specie alloctone particolarmente dannose, felci, ungulati, lupo con azioni congiunte e tecniche innovative di dissuasione.
3 Protocollo congiunto che armonizzi le normative di sostegno finanziario per gli allevatori che praticano l'alpeggio, sia in Italia che in Svizzera.

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