Inizio progetto marzo 2026
SINTESI
La logica dell’intervento prevede che l’elemento tecnologico diventi fattore abilitante e strumento operativo nel migliorare la qualità di vita dei soggetti fragili, dei caregivers e degli operatori.
L’utilizzo della tecnologia per il supporto all’assistenza di persone fragili si è recentemente sviluppato con il moltiplicarsi di dispositivi relativamente semplici da usare, ciascuno con la sua funzione specifica e che tuttavia spesso non interagiscono tra di loro producendo segmentazione nelle cure e mancando di approccio olistico alla cura del paziente.
Viceversa, si è sviluppato anche l’utilizzo di sistemi decisamente più complessi ma versatili che permettono di ovviare a tali problemi - come i robot di servizio - che però richiedono competenze specifiche per il loro utilizzo.
i-CARE vuole quindi farsi carico di una proposta che coniughi la versatilità della piattaforma ma allo stesso tempo utilizzabile da un ampio pubblico.
In particolare, i-CARE si prefigge di utilizzare un robot di servizio (TIAGo, PAL Robotics) sviluppando e testando un modulo di interazione tra il soggetto fragile ed il robot personalizzato per favorire l’accettabilità e l’indipendenza nell’uso della tecnologia durante specifici casi d’uso a supporto dei caregivers e del personale.
Questo può essere particolarmente vantaggioso, per esempio, per la prevenzione delle cadute o l’accompagnamento in una passeggiata.
Il progetto prevede il test della piattaforma sviluppata in ambiente rilevante secondo due scenari: i) centri comunitari territoriali (CDI, RSA, centri a medio-lungo degenza), ii) domicilio.
Tra i risultati del progetto si inserisce la valutazione della piattaforma per la registrazione di metriche rappresentative verso un paradigma di telemedicina, per rendere sempre più capillare ed efficace l’intervento.
OBIETTIVO
RSO 4.5 Garantire parità di accesso all'assistenza sanitaria e promuovere la resilienza dei sistemi sanitari, compresa l'assistenza sanitaria di base, come anche promuovere il passaggio dall'assistenza istituzionale a quella su base familiare e sul territorio
i-CARE vuole garantire la parità di accesso all’assistenza sanitaria introducendo un robot di servizio al fianco di anziani fragili sulla rete di cura del territorio transfrontaliero, verso un paradigma di assistenza distribuita e telemedicina. i-CARE vuole favorire l’uso autonomo della tecnologia per persone fragili e caregiver migliorando la qualità di vita, sviluppando un’interfaccia soggetto fragile-robot e testando due casi d’uso rilevanti per centri comunitari territoriali e il domicilio.
CAPOFILA
Politecnico di Milano - Polo Territoriale di Lecco
PARTNER
Fondazione Opera Charitas (Cantone Ticino)
Fondazione Politecnico di Milano - Sede operativa di Lecco
Università degli Studi dell’Insubria - Dipartimento di Economia (DIECO)
Congregazione Suore Infermiere dell’Addolorata Ospedale Valduce. Centro di Riabilitazione Villa Beretta (Como)
Consorzio Casa Anziani Alto Vedeggio (Cantone Ticino)
BUDGET
596.803,29 €
RILEVANZA E CONTESTO
i-CARE si propone di affrontare diverse sfide del territorio interregionale, sfruttando l’opportunità della collaborazione transfrontaliera e delle competenze interdisciplinari del consorzio.
Invecchiamento e riduzione del personale sanitario - L’invecchiamento della popolazione, la minore natalità e la perifericità di molte aree lungo il confine italo-svizzero impongono di trovare soluzioni per migliorare i livelli di qualità della vita delle persone, in particolare anziani e persone con fragilità.
Italia e Svizzera, pur essendo Paesi diversi, condividono sfide comuni legate all’invecchiamento della popolazione e al calo della natalità, fenomeni che aumentano il bisogno di assistenza per persone con disabilità croniche o fragilità. Questo problema è aggravato dalla crescente presenza di comorbidità e dalla distanza dalle reti familiari, soprattutto nelle aree periferiche lungo il confine. In aggiunta, la sfida degli ultimi anni è quella di alleggerire gli accessi presso strutture ospedaliere tipicamente per acuti, garantendo un percorso di presa in carico integrale del paziente anche in ambiti territoriali o di prossimità, cercando di diminuire il ricorso a procedure più costose, prevenendo quindi l’insorgere o il peggiorare di condizioni legate alla mancata prevenzione e garantendo una migliore qualità della vita ad anziani e persone fragili.
Burnout - Sviluppare metodologie condivise per il benessere psico-fisico dei caregiver formali e informali, al fine di evitare fenomeni di burn-out.
L’attuale contesto assistenziale grava pesantemente sui caregiver, sia formali che informali, rendendo insostenibile il carico psico-fisico ed esponendoli a fenomeni di burnout. Di conseguenza, per la sostenibilità del percorso di cura e di assistenza continuativa si rende necessaria l’introduzione di strumenti di prevenzione e supporto per coloro i quali -sia in contesti istituzionali che familiari- prestano assistenza a persone fragili. La tecnologia (diversa a seconda del contesto territoriale comunitario o il domicilio) può diventare fattore abilitante, affiancando e supportando il caregiver nel loro prezioso lavoro.
Territorio e aree periferiche - Garantire l’accesso ad una assistenza sanitaria di qualità anche in aree periferiche e di confine.
L'assistenza e la prevenzione devono essere inserite su tutta la rete assistenziale presente sui diversi territori, dalla città alla montagna, dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) italiane o Case anziani svizzere, ai centri di riabilitazione a medio-lungo degenza, dalle case famiglia e ai centri diurni integrati (CDI/CD) oppure ai Centri diurni socio assistenziali (DSS), terapeutici o ricreativi, ma anche in appartamenti protetti (DASF) o al domicilio, così da garantire l’accesso ad un’assistenza sanitaria di qualità anche nelle aree periferiche. In questo senso, la tecnologia rappresenta l’opportunità di mettere in collegamento anche le persone che vivono in contesti isolati o di solitudine, permettendone la presa in carico in maniera adeguata, continuativa ed efficace.
Transizione digitale - La transizione in corso verso l’era digitale gioca un ruolo chiave per lo sviluppo futuro e la resilienza dei territori alpini e questa trasformazione deve essere equa, sostenibile e competitiva.
Le sfide sanitarie dei territori transfrontalieri e periferici devono affrontare la transizione digitale, fondamentale per lo sviluppo e la resilienza delle aree alpine. La digitalizzazione deve garantire un accesso efficace ai servizi sanitari e sociali, migliorare l’efficienza delle cure e aumentare la qualità della vita di persone fragili e dei loro caregiver. In tal senso, l'adozione di soluzioni digitali e tecnologiche può favorire una maggiore efficienza e accessibilità dei servizi, consentendo una migliore gestione delle risorse e un supporto più adeguato alle esigenze individuali dei pazienti e delle loro famiglie, distribuendo in particolare modo l’assistenza a livello territoriale. L’utilizzo di un’interfaccia personalizzata avvicina gli utenti al robot (o alla tecnologia in genere), proponendosi come livello intermedio che garantisce l’accessibilità al servizio. Allo stesso tempo, la telemedicina avvicina il caregiver alla vita quotidiana della persona fragile senza la necessità della continua co-presenza.
Cooperazione - Individuare modelli condivisi a livello transfrontaliero per il percorso assistenziale.
La transizione digitale e l’introduzione della tecnologia nel settore socio-assistenziale si pone come una necessità, introducendo nuovi sistemi e metodi che vanno confrontati con le diverse realtà. Solo attraverso l’individuazione a livello transfrontaliero di modelli condivisi per il percorso assistenziale si potrà arrivare a migliorare l’organizzazione delle cure, integrando i comportamenti e le soluzioni virtuose dei diversi Paesi.
Per affrontare le sfide attuali, si propone l’introduzione di tecnologie innovative nel settore socio-sanitario, a supporto delle persone fragili e degli operatori. Tuttavia, è fondamentale promuovere l’accettabilità e l’intenzione d’uso di queste tecnologie, soprattutto tra soggetti fragili, spesso poco abituati al loro utilizzo. La tecnologia è sempre stata sviluppata con l’obiettivo di risolvere un problema, dedicando solo in un secondo momento attenzione all’accettabilità e all’intenzione d’uso della tecnologia stessa.
Contributo di i-CARE. i-CARE vuole parlare di tecnologia con la persona al centro (high-tech high-touch), costruendo un modello di interazione soggetto fragile-robot che tenga conto della personalità, degli interessi e delle preferenze delle singole persone con le quali andrà ad interagire.
GRUPPI TARGET
Autorità pubblica locale
Autorità pubblica nazionale
Cittadini
Ospedale e centro medico
Organismo giuridico transfrontaliero
PIANO DI LAVORO
Definizione dei casi d'uso e delle specifiche tecniche e funzionali
Gli obiettivi sono definiti sulla base delle necessità dei centri di sperimentazione Italiani e Svizzeri (VB, KORIAN, FOC,CAAV):
- definizione dettagliata dei casi d’uso assistiti da un robot di servizio che rispondano a bisogni comuni e non del contesto territoriale specifico (A1.1)
- selezione di due casi d’uso da implementare e definizione dei requisiti funzionali (A1.2) e delle specifiche tecniche (A1.3) per ciascuno dei casi d’uso selezionati
Progettazione e implementazione della piattaforma i-CARE:
- progettazione e implementazione di un modello di interazione soggetto fragile-robot personalizzato (A2.1);
- progettazione e implementazione delle azioni a supporto dei soggetti fragili e dei caregiver formali e informali e relativi biomarcatori per il monitoraggio (A2.2)
Validazione dei casi d'uso sviluppati sulla popolazione target in ambiente controllato (A3.2) e al domicilio (A3.3) in complianza con i valori etici e di protezione dei dati personali vigenti, in termini di usabilità, accettabilità e interazione, sia dal punto di vista dei soggetti fragili, che da quello del personale sanitario e dei caregiver (A3.1). Verrà inoltre valutato l'impatto sul territorio dell'introduzione di questi servizi (A3.4).
RISULTATI
Caso d’uso adottato nell’organizzazione partner del progetto. Si considera come valore obiettivo che almeno un caso d’uso sia adottato da ciascun centro sperimentatore coinvolto (VB, FOC, CAAV, KORIAN).
Rete di cooperazione tra i partner del progetto ed enti sostenitori che continuano a collaborare per i mantenimento dei risultati ottenuti e lo sviluppo del tema del progetto a partire dai bisogni individuati nella prima fase.